Riboni Orchidee


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Consigli di Coltivazione

Consigli di coltivazione


CONSIGLI DI COLTIVAZIONE

PER LA RIUSCITA DELLE VOSTRE COLTIVAZIONI


LA TEMPERATURA

Le orchidee vengono suddivise in tre grandi gruppi in base alle esigenze di temperatura: orchidee da serra fredda , temperata e calda.

Le piante che sono originarie di basse altitudini, vale a dire dal bordo del mare a circa 800 metri e che vivono in un’atmosfera calda e umida dovranno essere coltivate durante l’inverno in un ambiente riscaldato: serra, veranda o appartamento; il locale di coltivazione dovrà assicurare anche un buon grado di umidità con le temperature notturne invernali di circa 17-18°.
Le specie che vivono dagli 800 ai 1500 metri sono le più numerose; esse beneficeranno di temperature intermedie e si adattano molto bene alla coltivazione in appartamento se doniamo loro una differenza di temperatura tra il giorno a la notte di almeno 4-5 gradi. Una temperatura troppo stabile notte e giorno non permette loro di avere una adeguata induzione a fiore e la vegetazione continuerà tutto l’anno senza un adeguato periodo di riposo, la temperatura notturna invernale consigliata per queste specie è di circa 14-16°

Le specie delle regioni fredde e quelle che vivono in altitudine esigono temperature più fresche. Un locale leggermente riscaldato ci permetterà di avere la temperatura ideale di circa 10-14°.
Variazioni di temperatura tra notte e giorno sono essenziali per una buona induzione a fiore.

Qualche consiglio pratico perché le vostre piante sopportino meglio le alte temperature estive:
-se è possibile mettetele all’esterno all’ombra sotto un albero o con un telo ombreggiante al 50% e assicurate una buona ventilazione.
-innaffiatele copiosamente al mattino e vaporizzatele leggermente più volte al giorno, anche con un impianto automatico.
-utilizzate un ventilatore nelle ore più calde della giornata e mantenete bagnato, se è possibile, il pavimento, l’evaporazione contribuisce all’abbassamento della temperatura.
-non dimenticate che gli ibridi hanno le stesse esigenze dei loro genitori anche se in genere sono un po’ più tolleranti.


LA LUCE

Tutte le piante abbisognano di luce per assicurare la fotosintesi. Le orchidee in coltivazione devono ricevere molta luce, ma mai il sole diretto, soprattutto mai sole attraverso i vetri. Una pianta con foglie erbacee, sottili o molto acquose potrebbe essere danneggiate dal sole diretto, con una finestra soleggiata sarà necessario prevedere una tenda che attenui i raggi solari, inoltre sulle bruciature delle foglie potrebbero installarsi dei funghi patogeni. Un’orchidea con foglie spesse e coriacee in generale è una pianta che vive in regioni con una forte luminosità, questa sopporterà il sole in inverno, in una veranda o una serra dovrà essere posizionata in alto vicino ai vetri e leggermente ombreggiata in estate. Se le foglie sono di un colore verde scuro si tratta sicuramente di una pianta che in natura vive in zone ombreggiate dunque una finestra a nord sarà l’ideale. Sono molto importanti anche le ore di luce. Se non disponiamo di luce naturale sufficiente dovremo predisporre un impianto per aumentare le ore di luce disponibili, tuttavia non dovremo lasciare accese le luci in continuazione, anche in natura vi è l’alternanza notte e giorno.

INNAFFIATURE

La domanda più frequente che mi sento rivolgere da chi inizia a coltivare le orchidee è: ogni quanti giorni devo bagnare la mia orchidea? E’ impossibile dire con che frequenza si deve innaffiare una pianta, sono molto numerosi i fattori che determinano la frequenza delle annaffiature; la raccomandazione, in linea generale, è di bagnare bene solo quando il composto è asciutto. La frequenza e l’abbondanza delle annaffiature non sono uguali per le orchidee terrestri e per le epifite, queste ultime non dispongono della riserva di acqua che hanno a disposizione le orchidee coltivate in vaso per cui andranno innaffiate molto più frequentemente. Informiamoci sempre dai nostri fornitori delle esigenze delle piante acquistate, in alcuni casi queste amano avere le radici a bagno!!! Un buon sistema per stabilire quando è ora di annaffiare un’orchidea è di soppesare il vaso: quando questo è pesante non dobbiamo dare ulteriore acqua perché questa è già presente nel substrato, quando invece il vaso è leggero significa che tutta l’ acqua è evaporata e dunque è ora di annaffiare, se non siamo sicuri del peso del vaso aspettiamo ancora un giorno è meglio non esagerare con l’acqua.

La qualità dell’acqua

Molto importante è la qualità dell’acqua che utilizziamo per vaporizzare ed innaffiare le orchidee. L’acqua piovana che filtra nel sottosuolo si arricchisce di carbonato di calcio (CaCo3). Il calcio (Ca) è indispensabile per gli organismi umani e vegetali. Il calcio è presente nelle pareti delle cellule delle orchidee, favorisce la rigidità degli steli e interviene nella maturazione dei frutti e dei semi. Un'acqua ricca di calcare viene definita dura mentre quella povera di calcare viene definita dolce. L’acqua troppo dura o troppo dolce è nefasta per la coltivazione delle orchidee. L’eccesso di calcare (CaCo3) provoca un antiestetico deposito biancastro sulle foglie delle piante ed impedisce la traspirazione e l’assorbimento di acqua da parte delle foglie inoltre danneggia anche il velamen delle radici. Un’acqua troppo dolce provoca l’ingiallimento delle estremità delle foglie e la comparsa di macchie nere sui bordi delle stesse.

Se utilizziamo per l’annaffiatura acqua piovana o acqua da osmosi inversa è bene aggiungere sempre una piccola quantità di fertilizzante. Fate molta attenzione se utilizzate un’addolcitore domestico per l’acqua che questo non ceda sodio all’acqua perchè molto dannoso.
Un altro parametro molto importante è il pH dell’acqua. Il pH indica l’acidità o l’alcalinità dell’acqua, si misura su una scala da 0 a 14; un valore di 7 indica un’acqua neutra, al di sopra indica un acqua calcarea mentre al di sotto un’acqua acida, naturalmente più ci avviciniamo agli estremi della scala aumenta l’alcalinità o l’acidità. Il pH ideale per la coltivazione delle orchidee si aggira intorno a 6 o 6,5.
Se si raccoglie acqua piovana bisogna evitare di raccogliere la prima pioggia dopo un lungo periodo di siccità, questa sarà sicuramente piena di agenti inquinanti e molto acida. Conservatela inoltre in un contenitore scuro altrimenti prolifereranno alghe ed altri organismi indesiderati.

Durante la visita alle nostre serre, se ci portate un campione della vostra acqua, possiamo verificare
gratuitamente per voi il pH e la salinità della stessa (previo appuntamento).

L’UMIDITÀ AMBIENTALE

Per umidità ambientale si intende la quantità di acqua, sotto forma di vapore, contenuta nell’atmosfera , l’umidità ideale per le nostre piante si aggira intorno al 60% per le piante coltivate in vaso, mentre quelle coltivate su zattera beneficeranno di un’umidità di circa il 70%. Tenete presente che l’umidità è in relazione alla temperatura, più questa è elevata maggiore è la quantità di vapore acqueo che potrà essere contenuta nell’atmosfera. Un’aria troppo secca stressa le piante, l’estremità delle radici si secca, le foglie appassiscono e a lungo andare oltre che a compromettere la fioritura può portare anche alla morte della pianta.

VENTILAZIONE

Le piante non devono vivere in un ambiente dove l’aria è confinata, aprite le finestre del vostro locale di coltura quando la temperatura lo permette e prevedete sempre un ventilatore che garantisca un buon ricircolo dell’aria, anche se le nostre piante amano un ambiente umido l’aria non deve essere stagnante, una buona circolazione d’aria evita malattie e marciumi.

CONCIMAZIONI

I mezzi di coltura delle orchidee in genere non forniscono molti elementi nutritivi in quanto sono abbastanza inerti; perciò le nostre piante trarranno sicuramente beneficio da una regolare concimazione.
E’ dunque necessario per la loro crescita e fioritura apportare elementi minerali necessari.
-L’azoto per la crescita delle nuove vegetazioni le radici e le foglie.
-Il fosforo per la fioritura.
-Il potassio per i tessuti della pianta e la protezione contro le malattie.
E’ inoltre necessario che i nostri fertilizzanti contengano una giusta dose di oligoelementi. Cercate concimi specifici per orchidea perché normalmente sono composti da materie prime pure, molto solubili, che non cristallizzino di nuovo quando il composto tornerà ad asciugare. Rispettate le dosi indicate e non concimate con composti troppo asciutti, eventualmente bagnate prima di concimare. Il fertilizzante verrà dato per annaffiatura alle orchidee coltivate in vaso mentre per le epifite si aggiungerà all’acqua delle vaporizzazioni. Non andranno concimate le piante durante il loro periodo di riposo.
In commercio troviamo numerosi concimi con diversi titoli (i titoli sono quei numerini che si trovano sull’etichetta delle varie confezioni ed indicano la percentuale dei vari elementi contenuti), dobbiamo usare concimi con una più alta percentuale d’azoto nel periodo di massima crescita, primavera ed estate; mentre nel periodo dove la crescita è più lenta utilizzeremo concimi con i vari elementi in percentuali uguali, vi sono inoltre concimi per il periodo di fioritura dove sono più alte le percentuali di fosforo e potassio; ogni 6-8 settimane è bene inoltre dare alle nostre piante del nitrato di calcio, questo serve a irrobustire le pareti cellulari.

PERIODO DI RIPOSO

Le piante hanno un ciclo di vita che comprende periodi di crescita, di fioritura, di fruttificazione e di riposo, in molti casi sono in relazione ai cicli stagionali. Durante il periodo di riposo le piante rallentano le loro attività vitali per cui diminuisce il bisogno di acqua e sostanze nutritive e in alcuni casi anche di calore, ma hanno sempre bisogno di luminosità. In molti casi il periodo di riposo favorisce l’induzione alla fioritura.
Alcune orchidee, come le Phalaenopsis, non hanno bisogno di alcun periodo di riposo e la loro crescita continua per tutto l’anno; altre, come alcuni tipi di Dendrobium, esigono periodi di riposo molto marcati e prolungati; alcune specie di orchidee perdono completamente le loro foglie durante il periodo di riposo. In ogni caso gli pseudobulbi non devono disidratarsi per cui leggere bagnature o spruzzature potranno rendersi necessarie ed è bene mantenere comunque una buona umidità ambientale con una buona luminosità. Alla fine del periodo di riposo non dobbiamo riprendere le bagnature finché non inizia la nuova vegetazione e questo sarà anche il periodo per gli eventuali rinvasi prima che le piante emettano le nuove radici che saranno molto fragili e potrebbero essere danneggiate da rinvasi tardivi.



LA COLTIVAZIONE IN VASO


Un gran numero di orchidee, sia terrestri che epifite, si adattano ad essere coltivate in vaso, sebbene questo sia un ambiente artificiale con alcuni semplici accorgimenti la coltivazione in un contenitore avrà un eccellente risultato.

I vasi
I vasi in terracotta sono rustici, estetici e abbastanza pesanti da dare stabilità anche a piante abbastanza pesanti. Sono realizzati con materiali porosi che permettono una rapida traspirazione della acqua. D’altro canto i vasi in terracotta comportano anche notevoli svantaggi: la rapida traspirazione provoca un abbassamento della temperatura del composto che se per alcune specie che prediligono il fresco intorno alle radici può essere un vantaggio, per la gran parte delle orchidee questo è nocivo. Il materiale poroso di cui sono composti assorbe il calcare dell’acqua e i sali minerali delle concimazione ciò provoca un eccessivo aumento della salinità con conseguente bruciature delle radici. E’ difficile provvedere ad una adeguata pulizia dei vasi usati. Le radici delle orchidee epifite si attaccano saldamente alle pareti dei vasi in terracotta per cui durante i rinvasi è praticamente impossibile svasarle senza romperle, anche rompendo il vaso, con conseguente danno per la pianta. Per cui preferiamo sicuramente vasi di plastica. Questi sono economici, leggeri, poco fragili, permettono di essere riutilizzati più volte previa una facile pulizia; le radici delle orchidee epifite non si attaccano alle pareti del vaso per cui le operazioni di rinvaso sono molto facilitate, inoltre il materiale plastico impedisce un troppo rapido disseccamento del composto con conseguente raffreddamento dello stesso. Se usate sottovasi o portavasi fate attenzione che non rimanga acqua a contatto del vaso, mettete del ghiaietto o delle biglie d’argilla sul fondo in modo che il vaso resti sollevato da eventuali residui di acqua e crei nel contempo una certa umidità.

I composti
La premessa è che ogni coltivatore di orchidee ha il suo composto “miracoloso”, se voi parlate con 100 appassionati sentirete 100 pareri diversi.
Solo per alcune orchidee terrestri possiamo usare, come per le comuni piante verdi d’appartamento, del terriccio, per tutte le orchidee epifite dovremo usare composti che trattengano l’umidità ma lascino circolare molta aria intorno alle radici.

Attualmente tutti i composti per orchidea sono a base di corteccia di pino con l’aggiunta di altri materiali in varie percentuali, la corteccia di pino ha la proprietà di trattenere l’umidità senza compattarsi eccessivamente, di durare abbastanza a lungo senza decomporsi e di lasciar circolare l’aria a livello radicale. La pezzatura della corteccia da usare per i rinvasi dipende dal tipo di radici delle nostre piante e dalla dimensione dei vasi usati; per vasi di piccole dimensioni è giocoforza usare la pezzatura più fine che useremo anche per piante con radici di dimensioni sottili, mentre per vasi più grandi e per piante con radici grandi useremo una pezzatura maggiore. Non usiamo corteccia per pacciamatura, questa generalmente è ottenuta da abeti con molta resina e a volte raccolta in zone vicine al mare per cui può contenere dei residui di sale dannoso per le radici e la pezzatura è generalmente troppo grossolana, facciamo anche attenzione se vogliamo raccogliere noi stessi la corteccia nei boschi, questa non dovrà contenere troppa resina, dovrà essere ben pulita, che non inizi già a decomporsi e che non vi siano nascosti insetti o lumache. Anche i composti che si trovano già pronti in vendita nelle giadinerie in genere contengono molta torba e altri materiali che trattengono l’acqua molto a lungo con il rischio di marciumi radicali.

Alla corteccia possiamo aggiungere altri materiali che, in base alle loro caratteristiche, potranno o trattenere una maggiore quantità di acqua o di aerare i nostri composti. I materiali che trattengono meno acqua sono:
-corteccia di pino, di cui abbiamo parlato
-fibra di cocco, è un materiale che non si decompone facilmente, molto usato in Asia per la coltivazione
-carbonella, scegliete un prodotto che non sia impregnato di acceleranti per la combustione, questi sono tossici per le orchidee
- polistirolo, scegliere un prodotto non colorato
- perlite, prodotto industriale usato per l’isolamento, trattiene circa il 40% di acqua, è neutra e arieggia i composti.
-lava vulcanica, roccia macinata, qualche coltivatore la usa per coltivare Paphiopedilum e Phragmipedium
Materiali che trattengono l’acqua sono:
-torba fibrosa, quando è bagnata impiega molto tempo ad asciugare, evitare torba troppo fine e arricchita di fertilizzanti.

-sfagno, muschio naturale che cresce nelle paludi (in Italia è protetto). Quello che si trova in commercio si trova secco e compresso, proviene dal Cile e dalla Nuova Zelanda, da usare previa reidratazione in acqua abbondante; è un prodotto molto valido che possiede numerose virtù: favorisce la radicazione di piante debilitate, tagliato a pezzetti si usa mescolato ai composti, assorbe una gran quantità di acqua (circa 20 volte il peso secco), anche bagnato contiene aria, se secco si reidrata alla prima annaffiatura, ha una azione antibatterica, infatti anticamente veniva usato sui campi di battaglia per metterlo sulle ferite, inoltre dura molto tempo ed è pressoché imputrescibile.
-biglie d’argilla, utilizzare quelle per idrocoltura non quelle per edilizia
-lana di roccia, trattiene l’acqua per lunghi periodi da utilizzare solo per piante che devono sempre essere umide
-felce arborea, commercializzata in lastre o panieri quando è bagnata trattiene l’acqua molto a lungo.


RINVASO
Perché rinvasare
perché le piante sono cresciute e escono dal vaso, perché il substrato di coltura è vecchio i pezzi di corteccia si sono decomposti l’acqua viene trattenuta e non sgronda più con facilità, si sono accumulati concimi e sali minerali che rendono il composto acido e salato.
Quando rinvasare
-Normalmente a primavera quando inizia la nuova vegetazione, non attendiamo troppo a lungo rischieremmo di rompere le nuove radici che crescono molto velocemente.
-In qualsiasi momento dell’anno se ci accorgiamo che le radici hanno problemi, sono marcite, le foglie sono a “orecchie di Cocher”.
-Dopo la fioritura, soprattutto se avete molte piante , per evitare di dover rinvasare tutto nello stesso periodo.
- Rinvasare ogni 2-3 anni anche se la pianta sembra non necessiti di rinvaso, eventualmente non aumentate la dimensione del vaso sostituite solo il vecchio composto, un rinvaso frequente mantiene le piante in buona salute.

COLTIVARE LE EPIFITE

Le orchidee epifite devono essere coltivate in modo che le loro condizioni siano il più possibili simili alle condizioni naturali. Numerosissime orchidee possono essere coltivate in ambiente domestico, con un minimo di cure esse ci regaleranno fioriture spettacolari.

Il modo migliore è installarle su rami o pezzi di corteccia, questo però implica un ambiente di coltura che sia adeguato alle loro esigenze; umidità e luminosità devono essere controllate e la possibilità di bagnarle regolarmente deve essere assicurata. Non avendo a disposizione un locale dedicato alle piante molti hobbisti si ingegnano a coltivare queste piante in bagno o in cucina, due ambienti dove l’umidità è normalmente più alta che nel resto della casa.
Un altro modo è coltivare le epifite in vaso, è imperativo che il composto usato sia molto aerato, la prima causa di morte delle orchidee è un composto troppo compatto questo provoca asfissia radicale con conseguente morte della pianta.

La coltivazione su un supporto è sicuramente la più affascinante, essa ci ricorda come la pianta cresca in natura, le radici che vagano per l’aria, gli steli florali che assumono la loro forma naturale senza bisogno di sostegni, muschi e licheni che condividono il sostegno con le orchidee creano un insieme che evoca l’ambiente naturale di queste piante.

Questo tipo di coltivazione presenta numerosi aspetti positivi.
Le piante di piccola taglia, quelle rampicanti o cascanti, quelle che tra una bagnatura e l’altra devono asciugare rapidamente e che temono l’umidità stagnante intorno alle radici sono sicuramente avvantaggiate da questo tipo di coltivazione, le radici sono visibili e facilmente controllabili, le piante assumono una posizione a loro confacente e il rischio di ristagni d’acqua nel cuore della pianta è evitato, non è più necessario rinvasare regolarmente e le piante montate possono restare sullo stesso supporto per parecchi anni.
Questa tuttavia non è la soluzione miracolosa, le piante vanno comunque sorvegliate e in periodi di forte calore l’umidità e le bagnature devono essere più frequenti.
- Il supporto su cui vengono fissate le orchidee epifite deve essere di legno duro, deve durare in ambiente molto umido diversi anni
- evitare legni di conifere molto resinose
- non utilizzare legni caduti a terra da molto tempo nei boschi e che cominciano già a decomporsi, evitare anche legni raccolti sulla riva del mare perché sicuramente la salinità sarà molto alta,
- non utilizzare legno o rami tagliati di fresco essi devono seccare qualche mese per mantenere la corteccia ben attaccata al legno
- i legni più adatti a questo scopo sono: robinia (acacia), quercia, ceppi di vite ed altre piante da frutto e naturalmente la corteccia di sughero, evitate legni con corteccia troppo liscia le piccole rugosità permettono alle radici di attaccarsi fortemente e l’umidità trova spazio per penetrare e restare più a lungo.
- noi non amiamo i supporti di felce arborea, molto usata nei paesi tropicali, in quanto oltre al costo elevato e al difficile reperimento questa quando si impregna di acqua asciuga molto lentamente e a volte può causare danni alle radici
- naturalmente le orchidee epifite andranno concimate regolarmente, essendo innaffiante molto frequentemente i sali nutritivi vengono dilavati senza pericolo di ristagni.

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